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Mi chiamo Marianna e vengo da una cittadina in provincia di Ravenna, in Emilia-Romagna.
A dicembre, mi sono imbattuta in un post alquanto curioso su Instagram pubblicato da Romagna Plus, che proponeva un’esperienza di una settimana in Slovenia, a Velenje.
Sin da subito sono stata colpita dalle tematiche proposte: si trattava infatti di un training course, ovvero una serie di seminari e di workshop, incentrati sullo sviluppo delle abilità come moderatore. Essendo di mestiere educatrice, la proposta mi ha subito interessato.
Saper moderare una discussione in maniera corretta è più difficile di quanto sembri: serve sapere leggere la stanza, serve saper guidare i partecipanti senza trainarli. E soprattutto servono i mediatori corretti, che siano in grado di veicolare il messaggio predefinito senza fraintendimenti.
Il 26 marzo 2025 mi sono trovata quindi a Velenje, insieme ad altre 25 ragazze e ragazzi da tutta Europa, tutte accomunate da un solo fattore: svolgere un mestiere o volontariato nel sociale. Questo presupposto, unito alla presenza di organizzatrici estremamente competenti e preparate nell’ambito della moderazione, ha permesso la creazione di un gruppo forte e stabile. Infatti, anche nei momenti informali e di decompressione, era possibile confrontarsi e discutere delle tematiche affrontate durante i seminari e i workshop, collegandosi ai diversi ostacoli, alle frustrazioni, alle soddisfazioni e alle buone prassi affrontate in prima persona all’interno della sfera lavorativa degli ambienti educativi o dei servizi alla persona.
Di conseguenza, questa esperienza, che ho inizialmente intrapreso con la sola finalità di una crescita lavorativa, è diventata invece un’opportunità di crescita a tutto tondo, e non solo.
Gli argomenti affrontati, da focus sulla comunicazione a metodi pratici per guidare i dibattiti, e la possibilità di confrontarsi con altre educatrici e educatori impiegate in contesti simili al mio, ma all’interno di cornici culturali e legislative differenti, mi ha permesso di poter alzare lo sguardo verso una rete più ampia, composta da fattori e variabili che dall’Italia non mi era permesso vedere. In altre parole, un sistema di persone assai diverse fra loro, ma capaci di costruire ponti anche in quelle situazioni ove creare delle occasioni di confronto e di dialogo sembra impossibile.
Mi presento: mi chiamo Martina, sono una ragazza di vent’anni che vive in un piccolo paesino in provincia di Monza. Ho una vita piuttosto normale: studio all’università, lavoro il più possibile, esco con gli amici. All’inizio di quest’anno è tuttavia emersa in me una impellente necessità di espandere i miei orizzonti, di mettermi in discussione (e anche in difficoltà!), di imparare nuove strategie per implementare le mie competenze, fino ad allora limitate all’ambiente provinciale. Imbattermi in Romagna+, specialmente nel progetto, training course, ‘Let’s get intercultural’ promosso dall’organizzazione slovena Mladinski center Dravinjske doline (MCDD), è stato una sorta di segno che non potevo ignorare. Il corso prevedeva un’educazione ‘informale’ al fine di plasmare giovani attivisti e volontari circa l’inclusione e il sostegno alle comunità minoritarie (principalmente comunità roma, LGBTQIA+, migranti, Islam).
Ora, davanti a questo ambizioso scopo, ammetto di non essermi sentita immediatamente all’altezza. Possedevo una limitata esperienza in quest’ambito, un po’ dovuta alla giovane età, un po’ dovuta alla vita frenetica studio-lavoro che siamo portati a condurre. Io sono abituata a lavorare quasi esclusivamente con bambini, ragazzini con difficoltà di apprendimento e comportamentali, oppure con situazioni famigliari difficili, non conoscevo (o conoscevo solo parzialmente) realtà come quelle proposte dal progetto. Eppure da qualche parte dovevo iniziare. Lasciando dunque da parte le paure, le insicurezze, ho inviato la mia application. È stata la scelta migliore che potessi prendere.
I giorni dal 26 marzo al 3 aprile 2025 sono stati un incontro e confronto continuo, sbocciato in rapporti che mi hanno segnata in modo indelebile. Quello che ha favorito la crescita personale sono stati sicuramente gli incontri con i rappresentanti delle varie organizzazioni (Filantropija per i migranti, Amnesty International, Drustvo DIH per la comunità LGBT, il giornalista e conduttore di programmi televisivi rom Sandi Horvat), i quali hanno risposto a tutte le domande del caso, le moderatrici Klara e Maruša, competenti e sempre disponibili all’ascolto, e tutte le attività da loro preparate. Tuttavia, gran parte dell’esperienza interculturale è stata favorita dal piccolo melting pot creatosi all’interno del training course: 26 partecipanti provenienti da tutta Europa, dai 18 ai 40 anni, hanno convissuto per una settimana 24 ore su 24. La ricchezza da me acquisita tramite il dialogo con i miei compagni, nonostante l’ostacolo linguistico, è incommensurabile: il dialogo nasceva all’interno degli incontri e continuava a pranzo, nei momenti di pausa, per finire solo in tarda serata (e solo a causa della stanchezza fisica!). Un’esperienza nata da una scelta azzardata, un po’ insicura si è trasformata in una presa di consapevolezza nei confronti delle mie possibilità e capacità, ma soprattutto in una rinnovata curiosità, ora più empatica, ne confronti dell’altro.



My name is Marianna and I come from a small town in the province of Ravenna, in Emilia-Romagna.
In December, I came across a rather curious post on Instagram published by Romagna Plus, which was promoting a one-week experience in Slovenia, in Velenje.
Right away, I was struck by the proposed themes: it was a training course, that is, a series of seminars and workshops focused on developing skills as a moderator. Being an educator by profession, I was immediately interested.
Knowing how to moderate a discussion correctly is more difficult than it seems: one needs to be able to read the room, to guide participants without leading them. And above all, the right mediators are needed, ones who are able to convey the intended message without misunderstandings.
On March 26, 2025, I found myself in Velenje, along with 25 other young women and men from all over Europe, all united by a single factor: working or volunteering in the social sector. This foundation, combined with the presence of highly competent and well-prepared organizers in the field of moderation, allowed for the creation of a strong and stable group. In fact, even during informal and relaxing moments, it was possible to share and discuss the topics covered in the seminars and workshops, connecting them to various obstacles, frustrations, satisfactions, and best practices experienced firsthand in the professional field of educational environments or personal care services.
As a result, this experience, which I initially undertook with the sole aim of professional growth, instead became an opportunity for all-round growth, and not just that.
The topics addressed, from a focus on communication to practical methods for guiding debates, and the chance to compare myself with other educators working in contexts similar to mine, but within different cultural and legislative frameworks, allowed me to broaden my perspective towards a wider network, made up of factors and variables that I couldn’t see from Italy. In other words, a system of people very different from one another, yet capable of building bridges even in situations where creating opportunities for dialogue and exchange seems impossible.
Let me introduce myself: my name is Martina, I’m a twenty-year-old girl living in a small town in the province of Monza. I have a fairly normal life: I study at university, work as much as I can, and hang out with friends. At the beginning of this year, however, I felt a strong urge to broaden my horizons, to challenge myself (and even struggle a bit!), to learn new strategies to enhance my skills, which until then had been limited to a small-town environment. Coming across Romagna+, especially the training course Let’s Get Intercultural promoted by the Slovenian organization Mladinski center Dravinjske doline (MCDD), felt like a sign I couldn’t ignore. The course involved ‘informal’ education aimed at shaping young activists and volunteers on inclusion and support for minority communities (mainly Roma, LGBTQIA+, migrants, Islam).
Now, faced with such an ambitious goal, I must admit I didn’t feel fully up to it right away. I had limited experience in this field—partly because of my young age, and partly due to the hectic study-work life we are all used to living. I’m used to working almost exclusively with children, young people with learning and behavioral difficulties, or with difficult family situations. I didn’t know (or only partially knew) realities like those presented in the project. And yet, I had to start somewhere. So, setting aside fears and insecurities, I submitted my application. It was the best decision I could have made.
The days from March 26 to April 3, 2025, were a continuous exchange and confrontation, blossoming into relationships that left a lasting mark on me. What truly fostered my personal growth were the meetings with representatives of various organizations (Filantropija for migrants, Amnesty International, Drustvo DIH for the LGBT community, and the Roma journalist and TV host Sandi Horvat), who answered all our questions; the moderators Klara and Maruša, competent and always ready to listen; and all the activities they had prepared.
However, a large part of the intercultural experience was also thanks to the small melting pot that formed within the training course: 26 participants from all over Europe, aged between 18 and 40, lived together 24/7 for a week. The richness I gained from dialogue with my peers, despite the language barrier, is immeasurable: conversations started during the sessions and continued over lunch, in moments of rest, and only ended late at night (and only due to physical exhaustion!).
An experience that began with a bold, somewhat uncertain choice turned into a newfound awareness of my own potential and abilities—but above all, into a renewed curiosity, now more empathetic, toward others.





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