Mi presento: mi chiamo Martina, sono una ragazza di vent’anni che vive in un piccolo paesino in provincia di Monza. Ho una vita piuttosto normale: studio all’università, lavoro il più possibile, esco con gli amici. All’inizio di quest’anno è tuttavia emersa in me una impellente necessità di espandere i miei orizzonti, di mettermi in discussione (e anche in difficoltà!), di imparare nuove strategie per implementare le mie competenze, fino ad allora limitate all’ambiente provinciale. Imbattermi in Romagna+, specie nel progetto, training course, ‘Let’s get intercultural’ promosso dall’organizzazione slovena Mladinski center Dravinjske doline (MCDD), è stato una sorta di segno che non potevo ignorare. Il corso prevedeva un’educazione ‘informale’ al fine di plasmare giovani attivisti e volontari circa l’inclusione e il sostegno alle comunità minoritarie (principalmente comunità roma, LGBTQIA+, migranti, Islam).
Ora, davanti a questo ambizioso scopo, ammetto di non essermi sentita immediatamente all’altezza. Possedevo una limitata esperienza in quest’ambito, un po’ dovuta alla giovane età, un po’ dovuta alla vita frenetica studio-lavoro che siamo portati a condurre. Io sono abituata a lavorare quasi esclusivamente con bambini, ragazzini con difficoltà di apprendimento e comportamentali, oppure con situazioni famigliari difficili, non conoscevo (o conoscevo solo parzialmente) realtà come quelle proposte dal progetto. Eppure da qualche parte dovevo iniziare. Lasciando dunque da parte le paure, le insicurezze, ho inviato la mia application.


E’ stata la scelta migliore che potessi prendere.
I giorni dal 26 marzo al 3 aprile 2025 sono stati un incontro e confronto continuo, sbocciato in rapporti che mi hanno segnata in modo indelebile. Quello che ha favorito la crescita personale sono stati sicuramente gli incontri con i rappresentanti delle varie organizzazioni (Filantropija per i migranti, Amnesty International, Drustvo DIH per la comunità LGBT, il giornalista e conduttore di programmi televisivi rom Sandi Horvat), i quali hanno risposto a tutte le domande del caso, le moderatrici Klara e Maruša, competenti e sempre disponibili all’ascolto, e tutte le attività da loro preparate. Tuttavia, gran parte dell’esperienza interculturale è stata favorita dal piccolo melting pot creatosi all’interno del training course: 26 partecipanti provenienti da tutta Europa, dai 18 ai 40 anni, hanno convissuto per una settimana 24 ore su 24. La ricchezza da me acquisita tramite il dialogo con i miei compagni, nonostante l’ostacolo linguistico, è incommensurabile: il dialogo nasceva all’interno degli incontri e continuava a pranzo, nei momenti di pausa, per finire solo in tarda serata (e solo a causa della stanchezza fisica!). Un’esperienza nata da una scelta azzardata, un po’ insicura si è trasformata in una presa di consapevolezza nei confronti delle mie possibilità e capacità, ma soprattutto in una rinnovata curiosità, ora più empatica, ne confronti dell’altro.

Let me introduce myself: my name is Martina, I am a twenty-year-old girl who lives in a small village in the province of Monza. I have a rather normal life: I study at university, work as much as possible, go out with friends. At the beginning of this year, however, an urgent need emerged in me to expand my horizons, to question myself (and also to struggle!), to learn new strategies to implement my skills, until then limited to the provincial environment. Coming across Romagna+, especially in the project, training course, ‘Let’s get intercultural’ promoted by the Slovenian organization Mladinski center Dravinjske doline (MCDD), was a sort of sign that I couldn’t ignore. The course included ‘informal’ education in order to shape young activists and volunteers about inclusion and support for minority communities (mainly Roma communities, LGBTQIA+, migrants, Islam).
Now, faced with this ambitious goal, I admit that I did not immediately feel up to it. I had limited experience in this area, partly’ due to young age, partly’ due to the hectic study-work life that we are led to lead. I am used to working almost exclusively with children, children with learning and behavioral difficulties, or with difficult family situations, I did not know (or only partially knew) realities like those proposed by the project. Yet somewhere I had to start. So leaving aside the fears, the insecurities, I sent my application.
It was the best choice I could have made. The days from March 26 to April 3, 2025 were a continuous meeting and discussion, which blossomed into relationships that left an indelible mark on me. What fostered personal growth were certainly meetings with representatives of the various organizations (Filantropija for migrants, Amnesty International, Drustvo DIH for the LGBT community, Roma journalist and TV show host Sandi Horvat), who answered all the questions involved, moderators Klara and Marusha, competent and always available to listen, and all the activities they prepared. However, much of the intercultural experience was fostered by the small melting pot created within the training course: 26 participants from all over Europe, aged 18 to 40, lived together for a week around the clock. The wealth I acquired through dialogue with my companions, despite the linguistic obstacle, is immeasurable: the dialogue was born within the meetings and continued at lunch, during breaks, ending only late in the evening (and only due to physical tiredness!). An experience born from a risky, somewhat insecure choice has turned into an awareness of my possibilities and abilities, but above all into a renewed curiosity, now more empathetic, towards others.

Leave a comment